Les Murray in Italiano: Introduzione

The following introduction is by Mariadonata Villa. It was first published in ClanDestino (No. 4, 2006). Each poem is followed by the English original.

Italian Translations of Les Murray



Les Murray, il grande poema dell'esistenza

 

Nella mia esperienza, ciò che la coscienza ha in comune con l'arte è la capacità di accadere in modo istantaneo e convincente, un rifiuto totale della menzogna (in arte non si può mentire, così come nelle preghiere), un'eloquenza che è dentro e va oltre le parole, e una logica rigorosa che funziona senza bisogno di parole, sul piano della struttura. (Les Murray, "L'incarnazione e altre incarnazioni")

Les Murray è un gigante. Non lo è solo da un punto di vista fisico, ma anche per il suo spessore umano e letterario. La sua vasta opera gli ha portato numerosi riconoscimenti ed onorificenze nella sua patria, l’Australia, e in tutto il mondo; il suo nome viene spesso accostato a quelli di Derek Walcott e Seamus Heaney, ai quali è vicino non tanto per questioni anagrafiche o linguistiche, ma per la straordinaria capacità di porgere attraverso la parola e l’esperienza personale ciò che egli vede e che vive. Ci auguriamo dunque che i testi qui presentati siano un invito ad entrare nel suo mondo ricco e generoso.

Come per tutti i grandi, quanto più Murray si addentra nel dettaglio della sua realtà particolare, fatta di paesaggi e situazioni che al lettore europeo sono per lo più estranee, tanto più la visione si declina in una varietà di immagini e si approfondisce. Per dirla con lui, infatti, “l’argomento di una poesia, o le immagini di una poesia, sono spesso più importanti per ciò che sono che per le cose che stanno a significare. La poesia rende vere le cose rinnovandone la vita e la percezione che abbiamo di esse, e di solito i modi in cui le cose di una poesia si riferiscono alle cose del mondo non sono semplici come suggerirebbe la normale idea scolastica di simbolismo” (Essere materia di studio, in Lettere dalla Beozia, Giano 2005).

E la parola poetica è lo strumento più adeguato per raccontare il tempo presente, perché per Murray la poesia è ciò che veramente corrisponde alla morfologia dello spirito umano. Più ancora, ogni espressione della storia umana, compresi i grandi totalitarismi del Novecento – come racconta nel romanzo in versi Freddy Nettuno – è un poema, a cui le nostre esistenze si rapportano. La poesia dunque, per sua stessa natura, non resta mai ad un livello puramente letterario, ma pesca nel profondo della coscienza di sé e del mondo: “Di ogni poesia effettiva vale la pena di porre la domanda: Tu appartieni a un poema più grande e lo servi? E se è così, questo ti danneggia in quanto poesia, o danneggia forse il poema più grande di cui fai parte? Tu chiudi in bottiglia il suo demone o lo propaghi?” (da “A defence of poetry”, intervento inedito in italiano).

Anche la religione è dell’ordine di grandezza della poesia, anzi è il poema più grande. L’opera di Murray non può prescindere dai suoi forti riferimenti religiosi. Basta aprire la prima pagina di uno qualunque dei suoi libri, per capirlo: dalla sua conversione alla Chiesa cattolica, ogni suo testo si apre con la dedica “Alla maggior gloria di Dio”. Questo è bastato per creare, superficialmente, una delle tante etichette che si cercano senza successo di appiccicargli: il più grande poeta religioso d’Australia, il poeta conservatore, la voce dell’Australia rurale - per citare solo alcune delle più diffuse. Tutte toccano aspetti veri della sua personalità, ma nessuna va a fondo. In realtà, per Les, la religiosità, che nei suoi testi è potente ed esplicitamente presente, non è un rifugio caldo in cui mettersi al sicuro dalle contraddizioni dell’oggi, ma una condizione a cui non ci si sottrae neppure negando al divino la possibilità di essere. Tutto, nella sua poesia, è straordinariamente concreto, anche quando è in apparenza frutto della più squisita immaginazione (basti pensare alla vicenda davvero bizzarra di Freddy…).

L’esperienza stessa della poesia non coinvolge solo la sfera intellettuale della percezione, ma chiede un coinvolgimento totale della persona, se è vero che, come Murray non si stanca mai di ripetere, “per essere vera, una poesia deve essere allo stesso tempo veramente pensata e veramente sognata, e la fusione fra le due cose rappresenta la completezza incipiente del pensiero e della vita. Una poesia, qualsiasi opera d’arte, mette in atto questa completezza e ci fa entrare in essa, per rafforzare e rinnovare la nostra. Per noi l’atmosfera di questa fusione ha una intensa attrattiva, tanto che ci può causare dipendenza. È una Dipendenza Buona, di cui le altre sono solo una copia e parodia: le possiamo giudicare, come ci ha detto Gesù, solo dai loro frutti” (da “L’incarnazione e altre incarnazioni”, in “Lettere dalla Beozia”, Giano 2005).

Tale totalità di sogno e realtà è drammatica, tanto che si avverte nei suoi testi la prossimità un punto di rottura nella superficie apparentemente univoca della narrazione, anche se poi il dramma è accompagnato ad uno sguardo affettuosamente ironico nei confronti dei personaggi e delle storie che ci racconta. La necessità di vivere questa completezza come condizione stabile è il motore dell’azione creativa, non importa quanto imperfetto il risultato: “A quanto sembra, c’è una legge insita in questa vita, in questo stadio della nostra evoluzione, che noi possiamo fare esperienza della pienezza, del senso interamente presente di tutto ciò che noi siamo e possiamo essere, ma non possiamo farla durare come uno stato stabile, permanente. La fusione persiste nel prodotto, ma non in noi. Questo, io credo, è il modello e la struttura essenziale di ogni creazione umana, e il motivo per cui non smettiamo mai di creare, per quanto i corpi-anima a cui diamo vita possano essere storpi” (da “A defence of poetry”).

Buona lettura.




NOTA AI TESTI

“Si può dire che la poesia ci faccia danzare al suo ritmo, anche se siamo seduti a leggere, immobili. Con discrezione, prende in prestito il nostro corpo per incarnarsi.” (da “L’incarnazione e altre incarnazioni”)

Tradurre significa offrire dunque una musica, per dirla con Murray, che sia ancora possibile danzare, i cui battiti siano ancora riconoscibili. Compito arduo, se si considera che la lingua di Murray tende fino all’estremo la formidabile potenza di sintesi ed evocazione, che l’inglese possiede in misura più vasta dell’italiano. Occorre trovare la corrente del suo pensiero poetico sotto le acque calme della sua perfezione formale. La sua è una semplicità apparente, che invece rivela una grande sedimentazione di significati. Non c’è parola che possa essere data per scontata – come mai, del resto, in traduzione, ma commettere qui questo errore sarebbe ancora più gravoso. In questi testi, poi, i giochi di assonanze, le rime interne, i cambi di respiro giocano una parte fondamentale. E dunque, trovata la strada, occorre anche metterla in musica.

Tuttavia, le uniche scelte linguistiche per cui vorremmo spendere una parola riguardano la poesia “Gli scivoli e i piani scintillanti”. L’ambivalenza della parola plane (piano/aeroplano), che non ha equivalenti in italiano, ci ha costretto ad una maggiore libertà, così come il gioco stucco stucco, che sfrutta il doppio senso della parola – da una parte l’italiano stucco, dall’altra, l’uso del suffisso colloquiale australiano –o per rafforzare la parola stuck (inchiodato, attaccato) oltre a creare l’effetto sonoro del rumore dei passi sul tetto. Con la sua consueta ironia, consapevole del doppio tiro giocato al traduttore, così ci scrive Les a proposito: “Mi scuso (un pochino) del bisticcio di parole su plains/planes nella poesia su Peter, ma probabilmente ti sei già resa conto che sono incline ai bisticci e a pratiche retoriche anche peggiori. Mi dispiace anche per stucco stucco…”

Peter il carpentiere è l’uomo, intelligentissimo e dislessico, che si occupa della manutenzione della casa della famiglia Murray a Bunyah; “un uomo ritardato” è il figlio più giovane, autistico, Alexander, ora ventottenne.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE (IN ITALIANO)

Freddy Nettuno, romanzo in versi, tradotto da Massimiliano Morini, Giano 2002.

Un arcobaleno perfettamente normale, Adelphi 2004. Questa corposa antologia porta in calce un’introduzione puntuale ed accurata all’opera e alla figura di Murray. Per quanto riguarda la diffusione della sua opera nel nostro paese, il lavoro di Gaetano Prampolini, curatore e traduttore dell’opera, ci pare encomiabile. Avremmo desiderato che altrettanto impeccabile fosse la traduzione, su diversi passaggi della quale restano alcuni punti di domanda non risolti dalle note a corredo del testo.

Lettere dalla Beozia. Scritti sull’Australia e la poesia, traduzione e postfazione di Massimiliano Morini, Giano 2005.

Per chi conosce l’inglese, una risorsa impareggiabile è il sito www.lesmurray.org, costantemente aggiornato, che riporta, oltre a un’ampia selezione di testi (tra cui “A defence of poetry”) una esaustiva bibliografia dell’opera di Murray.





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